Asti Spumante, 66 milioni di bottiglie da smaltire

500mila ettolitri di giacenze, titolava La Stampa ieri, per ciò che riguarda la produzione di Asti spumante. Cito testualmente: “Le giacenze toccano quota 500 mila ettolitri, i dati di vendita del 2015 sono ai minimi da 20 anni e le previsioni per la vendemmia 2016 parlano di una resa per ettaro del Moscato (quanta uva vendemmiare) sotto i numeri del 2015. I referenti della filiera dell’aromatico più famoso al mondo si sono riuniti a Torino ed è parso subito evidente che serve un «tavolo di crisi» dove analizzare il passato e programmare il futuro.
Come dire, sono appena morto e cerco un medico.

La situazione dunque è piuttosto grave e “accorgersene” solo ora sa tanto di furbata. Il tutto – chiaramente – si ripercuoterà sui produttori e potenzialmente su tutti noi contribuenti: il rischio “quote latte” è dietro l’angolo.
Il marketing, virtuosismo tecnico ma spesso preziosissimo strumento di vendita, è restato a dormire per anni: la previsione che prima o poi qualcosa potesse andare storto andava fatta, senza attendere la (fantomatica) crisi russa: “la Russia che negli anni passati si è rivelata il primo acquirente, è entrata in crisi e le grandi cantine non esportano più sia per la contrazione dei consumi che per i ritardi dei pagamenti degli importatori”.

Il cattivo marketing non paga quasi mai le sue colpe, c’è e si fa notare quando le cose vanno bene, al contrario scompare e rifiuta qualsiasi responsabilità in situazioni come queste.
Un prodotto, per quanto possa essere di grande qualità (e non è nemmeno questo il caso dello spumante in questione) non si vende mai da solo, ma ha sempre e comunque bisogno di un supporto, di essere spinto; ha bisogno di rientrare nel panorama di possibilità di acquisto.
Soprattutto in una contemporaneità che richiede più qualità e attenzione: la chimica e le politiche industriali del passato – ma che vengono ripetutamente applicate ad occhi chiusi – non sono più funzionali; bisogna cambiare registro e puntare sulla qualità. Belle parole, certo: resta il problema grosso delle 66 milioni di bottiglie invendute.