“Le nuove frontiere della ricerca su ambiente, cibo e salute”: due giorni di workshop con l’Istituto Zooprofilattico

Mentre l’Unesco decretava finalmente l’arte pizzaiola napoletana come patrimonio dell’umanità, a Portici, presso la Reggia borbonica, si discuteva dei dati della ricerca promossa dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (Izsm) e dalla Regione Campania nel convegno “Le nuove frontiere della Ricerca su Ambiente, Cibo e Salute”. Un evento che ha celebrato tre anni di attività, di duro lavoro, di nuove prospettive di ricerca. Tre anni di sinergia tra enti ed istituzioni che tengono a cuore la salute e il futuro della popolazione della regione Campania.

Solo 33 ettari del territorio agricolo regionale campano risultano contaminati. Meno dell’1% del territorio coltivato. Chiaramente su questi terreni è stata da tempo vietata qualsiasi attività agricola. Inoltre su circa 30 mila campionamenti, effettuati presso 10 mila aziende dell’agroalimentare campano, sono emersi solo 6 casi di positività. Ciò significa che nel 99,98% dei casi i campionamenti hanno superato i test.

Sono questi – in sintesi – i dati emersi dall’importante convegno tenutosi presso la Reggia di Portici, Facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli.

Due giornate organizzate nel minimo dettaglio con lo scopo preciso di dare una risposta allo scandalo della Terra dei fuochi, esploso nel 2013 all’indomani delle rivelazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone, sull’interramento di contaminanti e rifiuti tossici in alcune zone della Campania. La diffusione mediatica di quelle rivelazioni — che ancora non hanno trovato riscontro — generò preoccupazioni e allarme al punto da causare un forte calo della domanda con conseguenti ribassi dei prezzi dei prodotti agricoli sui mercati nazionali ed internazionali. Si diffuse una vera e propria psicosi da prodotti campani che vide sciogliersi in breve tempo una perdita tra il 25 e il 75% della domanda, quantificabile in circa 500 milioni di euro tra il 2014 e il 2015.

Da quel momento in poi «Il sistema si è mobilitato – ha sottolineato con forza nella sua relazione Antonio Limone, direttore dell’Izsm – per dare una risposta scientifica. Ciascuno ha fatto la sua parte, hanno collaborato con noi oltre mille ricercatori e altri mille tra professori e professionisti. Siamo stati affiancati da istituzioni come Enea, il Cnr, Istituto Superiore di Sanità. Abbiamo raccolto oltre 100mila dati e creato una Banca dati che ci consentirà di rivoluzionare il modo di fare prevenzione».

Anche il progetto SPES (Studio di esposizione nella popolazione suscettibile) ha dato segnali incoraggianti. Questa ricerca ha coinvolto 4.200 cittadini tra i 20 e i 50 anni residenti in aree a differente pressione ambientale, con l’obiettivo di valutarne attraverso analisi del sangue, la potenziale esposizione ad agenti contaminanti. I primi risultati hanno indicato che la presenza di questi inquinanti, soprattutto metalli pesanti è inferiore alla media nazionale.

«Non c’è regione d’Italia che sia oggi monitorata e controllata come la Campania – conclude il presidente della Regione, Vincenzo De Luca – falde acquifere, pozzi ed emissioni in atmosfera; abbiamo fatto campioni a decine di migliaia dei terreni agricoli che conserviamo in una biobanca a Portici e abbiamo appena approvato in Giunta una classificazione delle risorse idriche».

Durante la mattinata del 6 dicembre, un singolare e divertente cooking show del maestro Alfonso Iaccarino di Don Alfonso 1890 con i ragazzi di Casa Surace alla presenza di numerosi food blogger ed influencer invitati a diffondere i dati della ricerca e la rinnovata qualità dei prodotti campani. Prodotti certificati attraverso il progetto di tutela “QRCode Campania”, un servizio innovativo che si propone di garantire al consumatore la salubrità dei prodotti agro-alimentari campani.

Sono già diverse centinaia le aziende che hanno certificato i loro prodotti e ne hanno dato evidenza apponendo sui packaging il QRCode che attraverso la scansione fotografica tramite smartphone da la possibilità a chiunque di accedere alle  le informazzioni relative alla tracciabilità, gli esami effettuati ed alla data delle ultime analisi del prodotto che si è intenzionati ad acquistare.

Grazie a tre anni di lavoro della rete di istituzioni ed enti e alle evidenze scientifiche delle ricerche ed analisi da essi condotte, nel primo semestre del 2017 si è registrato un incremento delle esportazioni del 14,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In particolare, la filiera del pomodoro campano ha fatto registrare un +13% e i prodotti dell’orto un +18%.

Ad oggi la Piana del Sele viene prodotto più del 50% dell’insalata in busta dell’intero mercato europeo. Anche la pasta campana ha registrato un aumento delle esportazioni pari al 12% e un indotto totale di oltre 400 milioni di euro e per la mozzarella di bufala campana DOP l’esportazione è cresciuta negli ultimi 3 anni del 32%, ciò anche grazie al sistema di tracciabilità di filiera messo a punto dall’IZSM e condiviso con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.